La malattia di Lyme o Borreliosi è la più comune malattia trasmessa dalle zecche nelle regioni temperate dell’emisfero settentrionale, con circa 85.000 casi l’anno in Europa. La sua distribuzione nel Continente europeo è legata a quella del suo vettore principale, la zecca Ixodes ricinus, la quale è ampiamente diffusa anche nei Paesi situati a latitudini più elevate; inoltre è stata rilevata la sua presenza in montagna oltre 1400 metri sul livello del mare.
I dati sulla presenza della malattia di Lyme nei Paesi europei sono molto vari e questo può essere dovuto non solo alle diverse caratteristiche geografiche, ma anche un sistema di sorveglianza e di notifica obbligatorio non presente in ogni Paese o non sempre efficace. Non esiste infatti un Sistema coordinato e unico per la raccolta dei dati in Europa e questo, insieme alla mancanza di un test affidabile per la diagnosi della malattia e ad una sintomatologia molto varia, porta ad una sottostima dei casi umani.
In Italia il primo caso clinico umano è stato segnalato nel 1983 a Genova. Attualmente, le regioni maggiormente interessate e ormai considerate endemiche sono Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, mentre nelle regioni centro-meridionali e nelle isole le segnalazioni sono sporadiche. La reale incidenza della malattia di Lyme nell’uomo in Italia è sconosciuta a causa anche di dati molto discordanti.
Secondo i dati raccolti nella Circolare del Ministero della Sanità n.10 del 13 luglio 2000, nel periodo 1992-1998 si sarebbero verificati, in Italia, circa un migliaio di casi di borreliosi di Lyme. Altri dati più recenti estrapolati dal SIMIWEB riportano 312 casi accertati dal 2010 al 2014, di cui 2 in Abruzzo, 3 in Sicilia, 9 in Valle d’Aosta e 298 nel Veneto. A questi dati vanno aggiunti quelli del Piemonte, mai citati finora. In Piemonte la malattia è stata segnalata per la prima volta nel 1990, con 20 casi accertati di cui 13 nella provincia del Verbano-Cusio- Ossola. Questi dati incompleti e diversificati testimoniano la necessità di una sorveglianza uniforme su tutto il territorio e nelle singole regioni che presentato clima e caratteristiche geografiche differenti. La diffusione del vettore e di conseguenza del patogeno dipende infatti da vari fattori come cambiamenti climatici, attività dell’uomo sull’habitat, densità dei animali domestici o selvatici sul territorio.

La malattia di Lyme in Italia è soggetta a notifica obbligatoria, ma secondo il DM 15 dicembre 1990 è inserita solo nella classe 5; questo comporta la comunicazione annuale dei casi totali accertati al Ministero della Salute, da parte delle aziende sanitarie locali e dalla regione. Questo sistema di notifica ovviamente ha come rischio il mancato invio del riepilogo annuale e di conseguenza una sottostima dei casi nazionali. Nel 2006, il D.Leg. 191, attuazione della direttiva 2003/99/CE sulle misure di sorveglianza delle zoonosi e degli agenti zoonotici, cita specificatamente la Borreliosi all’interno dell’allegato 1, parte B, stabilendo per le regioni la possibilità di attuare una sorveglianza specifica in funzione della situazione epidemiologica nel loro territorio.
La presenza di varie genospecie di Borrelia burgdorferi sl è stata dimostrata anche nelle zecche e negli animali in varie regioni italiane, soprattutto in quelle centro-settentrionali, dove risulta maggiore la presenza del vettore principale; i risultati sono stati molto diversi nelle diverse aree di studio: da 17.5% a 20.6% in Veneto e Friuli Venezia Giulia, da 1.3% a 40.1% in Trentino Alto Adige, 18.0% in Lombardia, 18.2% in Liguria, da 8.7% a 23.9% in Toscana, 10.4% in Emilia- Romagna, 27.9% nel Lazio e 29,9% nelle Marche. Inoltre la presenza di co-infezioni nelle zecche indica la possibilità di trasmissione di più di un patogeno all’uomo da parte di una stessa zecca, complicando il quadro clinico e quindi la possibilità di diagnosi.
Una più attiva sorveglianza sul territorio associato a studi epidemiologici approfonditi del patogeno nelle zecche e negli animali in tutte le regioni potrebbe aiutare a capire la prevalenza di infezione presente e l’eventuale rischio per l’uomo. Tale rischio va considerato non solo per i residenti ma anche per i turisti che in Italia vengono a trascorrere le vacanze.

dati forniti da: Istituto Zooprofillatico Sperimentale del Piemonte, Liguria e  Val d'Aosta