Malattia di Lyme

Associazione Lyme Italia e Coinfezioni

Epidemiologia Malattia di Lyme

Epidemiologia malattia di Lyme

La malattia di Lyme o Borreliosi è la più comune malattia trasmessa dalle zecche nelle regioni temperate dell’emisfero settentrionale: si stimano circa 230.000 casi l’anno nell'Europa occidentale con un'incidenza media di 22 casi per 100.000 persone/anno. Il range di incidenza della malattia è di 73,9-100,6 casi per 100.000 abitanti negli ultimi otto anni (2011-2018), ma le incidenze in alcuni paesi raggiungono il picco di 350 per 100000 abitanti e sono aumentate negli ultimi due decenni.

La distribuzione della malattia di Lyme nel continente europeo è legata a quella del suo vettore principale, la zecca Ixodes ricinus, la quale è ampiamente diffusa anche nei paesi situati a latitudini più elevate; inoltre è stata rilevata la sua presenza in montagna oltre 1400 metri sul livello del mare.

I dati sulla presenza della malattia di Lyme nei paesi europei sono molto vari e questo può essere dovuto non solo alle diverse caratteristiche geografiche, ma anche a un sistema di sorveglianza e di notifica obbligatorio non presente in ogni paese o non sempre efficace. Non esiste infatti un sistema coordinato e unico per la raccolta dei dati in Europa, e questo, insieme alla mancanza di un test affidabile per la diagnosi della malattia e ad una sintomatologia molto varia, porta ad una sottostima dei casi umani.

In Italia il primo caso clinico umano è stato segnalato nel 1983 a Genova.

Attualmente, le regioni maggiormente interessate e ormai considerate endemiche sono Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Lombardia, mentre nelle regioni centro-meridionali e nelle isole le segnalazioni sono sporadiche. La reale incidenza della malattia di Lyme nell’uomo in Italia è sconosciuta a causa anche di dati molto discordanti.

Secondo i dati raccolti nella Circolare del Ministero della Sanità n.10 del 13 luglio 2000, nel periodo 1992-1998 si sarebbero verificati, in Italia, circa un migliaio di casi di Borreliosi di Lyme. Altri dati più recenti estrapolati dal SIMIWEB riportano 312 casi accertati dal 2010 al 2014, di cui 2 in Abruzzo, 3 in Sicilia, 9 in Valle d’Aosta e 298 nel Veneto. A questi dati vanno aggiunti quelli del Piemonte, dove la malattia è stata segnalata per la prima volta nel 1990.

Sul territorio della nostra regione si sono verificati nel periodo 2015-2018 44 casi accertati, di cui 15 nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Nel solo 2018, le diagnosi di Malattia di Lyme registrate in Piemonte sono state 21 delle 39 complessive segnalate nell’ultimo triennio (2016-2018), con un tasso di incidenza pari a 5 casi per milione. La provincia del Verbano-Cusio-Ossola risulta quella con il maggiore numero di casi diagnosticati nel 2018, 7 su 21 casi complessivi (fonte SEREMI). Un recente studio ha stimato che in Lombardia l’incidenza (comparsa di nuovi casi lungo un periodo) sia in media pari a 1,24 nuovi casi per milione di residenti all’anno (2000-2015).

Questi dati incompleti e diversificati testimoniano la necessità di una sorveglianza uniforme su tutto il territorio e nelle singole regioni che presentano clima e caratteristiche geografiche differenti. La diffusione del vettore e di conseguenza del patogeno dipende infatti da vari fattori come cambiamenti climatici, attività dell’uomo sull’habitat, densità di animali domestici o selvatici sul territorio.

Dati non ancora pubblicati dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta mostrano come la percentuale di infettività delle zecche testate prelevate da uomo sia pari a circa il 20% (22,8%; 95%CI 19,19-26,73%) lungo il triennio 2017-2019, con la presenza di almeno uno dei patogeni ricercati (Borrelia, Anaplasma, Rickettsia). La percentuale di zecche infette per sola Borrelia burgdoferi sl è stata pari al 6,4% (95%CI 4,42-8,91%) sul totale delle zecche esaminate.

La malattia di Lyme in Italia è soggetta a notifica obbligatoria, ma secondo il DM 15 dicembre 1990 è inserita solo nella classe 5; questo comporta la comunicazione annuale dei casi totali accertati al Ministero della Salute da parte delle aziende sanitarie locali e dalla regione. Questo sistema di notifica ovviamente ha come rischio il mancato invio del riepilogo annuale e di conseguenza una sottostima dei casi nazionali. Nel 2006, il Dlgs. 191, attuazione della direttiva 2003/99/CE sulle misure di sorveglianza delle zoonosi e degli agenti zoonotici, cita specificatamente la Borreliosi all’interno dell’allegato 1, parte B, stabilendo per le regioni la possibilità di attuare una sorveglianza specifica in funzione della situazione epidemiologica nel loro territorio.

La presenza di varie genospecie di Borrelia burgdorferi sl è stata dimostrata anche nelle zecche e negli animali in varie regioni italiane, soprattutto in quelle centro-settentrionali, dove risulta maggiore la presenza del vettore principale; i risultati sono stati molto diversi nelle diverse aree di studio: da 17,5% a 20,6% in Veneto e Friuli Venezia Giulia, da 1,3% a 40,1% in Trentino Alto Adige, 18% in Lombardia, 18,2% in Liguria, da 8,7% a 23,9% in Toscana, 10,4% in Emilia- Romagna, 27,9% nel Lazio e 29,9% nelle Marche. Inoltre, la presenza di coinfezioni nelle zecche indica la possibilità di trasmissione di più di un patogeno all’uomo da parte di una stessa zecca, complicando il quadro clinico e quindi la possibilità di diagnosi.

Una più attiva sorveglianza sul territorio associata a studi epidemiologici approfonditi del patogeno nelle zecche e negli animali in tutte le regioni potrebbe aiutare a capire la prevalenza di infezione presente e l’eventuale rischio per l’uomo. Tale rischio va considerato non solo per i residenti ma anche per i turisti che in Italia vengono a trascorrere le vacanze.


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